Antonio's profileWindows Live Spaces di A...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
Windows Live Spaces di AntonioSeptember 07 Mente la mia mente? (febbraio, 2008)Mente la mia mente?
Mi fa tanta paura lasciare “false sicurezze” e costruirmene di “vere” e che non so “esattamente” come si fa e, se ho iniziato a farlo, sono impaziente dei risultati, “impazientemente”. Qualcosa si muove ma non so “esattamente” dove, ciò mi rende incerto ma anche curioso, “certamente” o meglio ancora “incertamente”. Maledette e meravigliose sfumature della vita mi impegnate la mente “ininterrottamente”. “In”, “interrotta”, “mente”: “in” sta per dentro; “interrotta” sta per qualcosa che si è fermato, quindi dentro una mente ferma mentre “ininterrottamente” indica qualcosa che non si ferma, che viaggia di continuo come un fiume,mi viene da dire un fiume in piena. Così la mia mente molte volte viaggia con i suoi veloci pensieri ma “impietosamente” rimane ferma su alcune fissazioni. “Velocemente” la mia mente a volte mente “volontariamente”, o “involontariamente”, mia veloce mente e mia impietosa mente, voluta mente, o non voluta mente, sei la mia mente e come te a volte velocemente mi perdo e mi trovo “perdutamente” in differenti posti, in diversi tempi e forse succede che quando ti perdo, perduta mente, è forse proprio quando “inconsciamente” le mie fantasie e i miei pensieri viaggiano senza mente per scoprire che sei anche la mia inconscia mente, e non per questo posso dire che ti ho perso solo perché sei anche inconscia, ed allora capisco che non posso dire “esattamente”, ma nemmeno “probabilmente”, e tra i due ti scopro (tra l’esatto e il probabile), la mia mente e ci sei “razionalmente”, “incosciamente”, emozionalemte” e “emotivamente”, “relazionalmente”, “corposamente”, “consciamente” e “incessatamente”, sei tutto ciò e solo ricordandomi che sei tutto questo non avrò paura, perché mi ricorderò che sei anche in relazione con qualcosa e qualcuno ed in questo troverò la sensazione e l’emozione che mi permetterà di renderti sensata, “sensatamente”, in quel momento sentirò che la mia mente non mente e la paura, se sarà presente avrà un diverso evolvere e un diverso scopo che non sarà quello di farmi rimanere fermo pur muovendomi ma quello di evolvermi, “evolutivamente”, “serenamente”. Antonio, febbraio 2008 La lumaca dai veloci pensieri. (Febbraio,2008)La lumaca dai veloci pensieri.
Sembra non esserci posto in questo posto per chi è lento e a volte indisposto. La lumaca cammina tutti i giorni, si è lenta ma i suoi pensieri vanno veloci così tanto che quando si ferma, dopo aver camminato per ore, pensa di aver fatto tanta strada e invece sono soli pochi metri, eppure con i pensieri è arrivata sino al traguardo immaginato, fantasticato, fantasticando le persone che avrebbe incontrato e i posti che avrebbe potuto vedere. Strada facendo incontra la lepre, una bella lepre con degli occhi grandi e le forme sinuose, la lepre sembra contenta di vedere la lumaca e gli chiede come sta, la lumaca le risponde che sta bene e la lepre chiede se è arrivata al traguardo e la lumaca mascherando il disagio con un sorriso dice che le manca poco, la lepre con meraviglia manifesta, esterna il suo stupore con un “ancora!”. La lepre sa che la lumaca alcuni anni fa si trovava in molta difficoltà, ma non ha esitato ad esternarle e a ribadirle che è lenta. Differentemente, la lumaca non ha esternato alla lepre come a parer suo ella le aveva dato l’impressione che non sapesse con esattezza dove stesse correndo. Non l’ha fatto perché la lumaca vive di un antico affetto per quella lepre e perché non era così sicura di quello che pensava in quel momento, dato che proprio in quel momento si stava difendendo di fronte i suoi limiti(o risorse?) rincarati e sottolineati dalla lepre e per questo non voleva rispondere al veloce simpatico animale in un modo probabilmente difensivo. Se corri o vai piano, se sei veloce o cammini con passo lento e hai il guscio appesantito da cosa non sai chiaramente, hai comunque una direzione probabile che segui piena di sorprese e, nel percorso, o dietro il famoso angolo, puoi incontrare o una lepre o qualcun altro che ti apre vecchie ferite o ti fa affacciare a dei bei ricordi ma raramente si capisce insieme all’altro, nello stesso momento, quali sono i desideri e le reali paure da dividere, o condividere, invece di esaminarsi a vicenda. Così entrambi possono prendere direzioni diverse, a volte avverse, e forse pensare nei momenti più veri, o di solitudine, che probabilmente si volevano, o si vogliono, cose simili. Arrivati a questo punto c’è chi continua a cercare nel suo confuso guscio e chi è veloce e velocemente cambia città e lavori diversi, come dicevo c’è chi con passo lento cerca nel suo guscio cos’è che lo fa andare così lento in preda a veloci pensieri che a volte lo portano in direzione opposta rispetto alla direzione del traguardo previsto. A volte la cultura è così invadente da non farci rispettare la nostra natura ma anche una lumaca arriva al suo traguardo, prima di chi o dopo di chi non importa, la vittoria è arrivarci sereni, lentamente sereni e magari in compagnia con chi hai trovato un passo comune e qualche compromesso. Ci sono alcuni esseri che di una lumaca vedranno solo la lentezza ma nessuno di noi è solo una parte di se stesso e se uno non se ne convince mostrerà solo ciò che gli altri sono pronti a vedere, solo ciò che è più evidente e che probabilmente non fa paura agli occhi di chi guarda o ci guarda, semplificare un’irreale realtà è ciò che ci rassicura nell’immediato e nel breve periodo ma ci inganna in un periodo più lungo. Intanto la lumaca ha fatto qualche altro metro, anche se non sa se rivedrà la lepre non importa, se la lepre vuole sa dove e come cercarla, perché la lumaca sa che la lepre non è solo veloce e non è solo velocità. Antonio, febbraio 2008
Il giullare"Ci sarà un motivo se finchè sei in vita dici arrivederci e non addio Siamo fatti per vivere e non per morire mentre viviamo. Ci sarà un motivo se respiriamo, parliamo, ridiamo, piangiamo, dico: ci sarà!." Intanto il giullare continua con il suo spettacolo, continua il suo spettacolo, continua a far ridere il popolo e il re, il re e il popolo e non sanno che sta prendendo in giro entrambi. Intanto le voci del popolo: “beato lui che fa un così bel lavoro, tanto tempo a ridere e a far ridere”. Intanto le voci dei potenti: “ non ha altro di meglio da fare nella sua vita che dire cose di così poca importanza per la società”. Nessuno scorge nelle sue parole una sottile verità che deve far riflettere, incitare gli animi e risvegliare la passione per la verità ormai spenta dentro molti. Infine, gli applausi per averli fatti ridere e chissà se qualcuno a riflettuto sulle buffonate di quel buffone. Quel buffone che ha ironizzato su un re buffo e “abbuffone” e di quel popolo ridicolizzato, ma per carità, sempre e solo per ridere perché è ciò che deve far fare il giullare, altrimenti chi lo applaude lo può rovinare. Tolto il sipario il giullare toglie la maschera ridente e cade in un quella posizione da cui osserva il popolo e il re, ma stavolta senza ridere. Benvoluto da tutti, amato da nessuno, mette in scena il nuovo spettacolo: la solita maschera ridente e in cuore la speranza che qualcosa arrivi oltre al lato comico delle sue battute e dei suoi movimenti con i quali, con cura, fa le caricature di questo buffo pazzo “mondo”. Alla speranza segue il suo arrivederci
e finchè sarà giullare mai un addio: potere dell’arte! Antonio,2006
Maschera e stetoscopio (una favola per adulti) gen 2008C’erano due personaggi, “maschera” e “stetoscopio”, in un mondo di luoghi comuni tutti pensavano che “maschera” fosse femmina e l’altro maschio, ma per il momento lasciamo in sospeso i sessi e pensiamo che ogni uomo ha la sua parte femminile e ogni donna la sua parte maschile che attendono reciprocamente un incontro. Non sappiamo i sessi dei due iniziali protagonisti, “maschera” e “stetoscopio”, ma sappiano che si possono legare bene sia con l’uomo che con la donna. “Maschera” andava d’accordo con chi voleva non farsi conoscere subito e lasciare qualcosa al mistero, ma senza nascondersi, e a “stetoscopio” piaceva stare insieme a “camice da medico”, per gli amici “camice” e io che lo conosco bene lo chiamerò “camice” per il resto della storia. Dovete sapere che questi due, “stetoscopio” e “camice”, insieme facevano un’accoppiata vincente soprattutto se chi li indossava o ne faceva uso aveva una gran classe e quella sera chi stava dietro la maschera pensava che quella persona che aveva i nostri due amici, stetoscopio e camice, avesse questa classe, ma una classe che anche senza stetoscopio e camice era comunque presente e per la prima volta la persona che stava con maschera disse a quest’ultima che quella ragazza (e qui cominciano a venir fuori sessi) dava più classe e senso a stetoscopio e camice, ma poteva anche fare a meno di loro due, perché secondo lui (ecco un altro sesso, quello maschile di chi porta la maschera venir fuori) non aveva proprio bisogno di loro e lo capiremo meglio quando impareremo le caratteristiche di stetoscopio e camice. Ho già accennato alle caratteristiche di “maschera”, comunque questa serve a mettere una barriera mobile con l’esterno, mobile in quanto facile da togliere e non fa mai storie quando deve essere tolta dal viso di chi la indossa, anzi, ti avverte lei tramite il suo amico “sudore”, amici ma non troppo perché non possono stare per molto tempo insieme. Comunque ora non voglio divagare e aggiungere altri personaggi, quindi non dirò di “sudore” e dico che “maschera” quella sera stava dando i giusti segnali, al ragazzo che la indossava, che lui seguì. Se ad un estremo, all’esterno, c’è maschera in quanto è lei che come protezione, almeno inizialmente, ha un primo contatto con l’esterno, all’altro estremo c’è “stetoscopio” che possiamo dire ha un contatto con l’interno, ma più che con l’interno con il profondo perché la sua dote è quella di sentire i battiti del cuore di una persona, l’energia vitale di questa. “Maschera” pensò che non voleva più stare all’estremo ma che era il momento che il suo amico andasse incontro a chi aveva “stetoscopio”, e disse a lui che bisognava ridurre la distanza tra gli estremi e così lui mise “maschera” sulla testa e andò verso lei che indossava “stetoscopio” e “camice”. Attraverso l’aiuto di “stetoscopio” volle sentire i battiti del cuore di lei perché l’aveva vista in alcuni momenti pensierosa e un po’ assente ma comunque interessante, ma soprattutto perché lei diceva che il suo cuore non batteva mentre lui era sicuro che ciò non fosse vero. Il problema è che quella sera alla festa era stata invitata “musica brutta, assordante e fastidiosa”, ha tutti questi nomi perché è nobile ed è la pecora nera della famiglia “Musica” che comunque si divide in varie tipologie familiari e molte “musiche” sono belle. Purtroppo quella sera c’era “musica brutta, assordante e fastidiosa” che alle volte era anche volgare e dava pacche nel sedere delle ragazze ma la cosa più fastidiosa era che non permetteva a quel fantastico, simpatico ragazzo e a “stetoscopio” di sentire i battiti del cuore di lei cosicché gli estremi ancora non si unirono anche se la distanza tra loro era notevolmente diminuita. C’era bisogno di qualcosa denso di significato per ridurre la distanza tra gli estremi e così tra esterno e interno arrivò “bacio”. Che dire di “bacio” e dei suoi fratelli “baci”, furono così vari e differenti quella sera che magari in questa storia possiamo limitarci a dire che ci sono stati e sono stati belli e graditi, hanno ridotto le distanze e hanno portato con loro emozioni, pensieri, ricordi, sapori e tanto altro. Per un po’ di tempo, non so quanto, “bacio e baci” misero a guardare tutti:“musica brutta, assordante e fastidiosa” che si rodeva dall’invidia, “maschera” che era contenta di stare da parte e quando nessuno la vide cambiò espressione sorridendo con gli occhi (me l’ha detto ieri), “stetoscopio” che si separò da “camice” per far spazio a “bacio” ma non se la prese a male perché capì che “bacio” anche se non può essere preciso nel sentire i battiti di un cuore almeno un po’ lo fa battere: bisogna dire che “bacio” ha sempre bisogno di antecedenti che lo rendano funzionale perché senza loro, o con antecedenti sbagliati, alcuni “baci” non sanno di nulla e regalano ben poco. Solo “camice” non si volle togliere di mezzo quella sera e infatti ancora non si conoscono le caratteristiche e i significati precisi di “camice da medico” ma è possibile che ci saranno altre occasioni in cui conoscerlo e quindi nuove storie. Per il momento, bambini e grandi che state leggendo questa storia, vi posso dire che la bellezza sotto quel camice sembra essere notevole, anzi, sono sicuro che è notevole. Ci fu anche un altro personaggio in quella serata, si chiama “telefono cellulare” non voglio dire nulla di lui e dei suoi familiari, che tra l’altro sono molto utili, è solo che a volte finiscono nelle mani sbagliate e squillano nei momenti in cui non vorresti sentirli, ma in tutte le favole che si rispettino c’è sempre la parte amara, e cari bambini va accettata e ci si deve fare i conti, l’importante è credere nelle favole e continuare a crearle e raccontarle ed è per questo che, almeno per il momento, non do un finale a questa storia.
Ci credi nelle favole? Lavori con i bambini, forse gli racconti le favole, ma ci credi?
Alcuni adulti pensano di non credere alle favole ma poi le raccontano ai bambini, e i bambini ne sono contenti. Penso che i bambini sono più in gamba di noi adulti perché nascono predisposti a capire che non è il contenuto manifesto della favola, ossia la storia in sé a farli sognare, ridere, divertire ma è <<come>> gli viene raccontata la storia dall’adulto, dalle emozioni e i vissuti che l’adulto ci mette mentre racconta e che nel mentre regala al bambino. Se l’adulto ci mette tutto ciò è perché ci crede nelle favole anche se ragionandoci è pronto a dire che le favole non esistono, in ogni modo racconta una favola e il bambino sta bene, se si ricorderà di credere nelle favole da grande può darsi che anche nei momenti brutti riuscirà a stare meglio. Io ci provo, a volte ci riesco a volte no ma lo scrivere mi aiuta e mi illumina e penso che anche tu credi nella favole e che il tuo cuore batte. Un altro dei tanti motivi per cui ai bambini piacciono le favole è perché gli piace avere una persona vicino che gli racconta la favola, ma in questo caso anche se possono trovare la favola brutta sono contenti uguale perché hanno una persona <<vicino>>. I bambini queste cose le capiscono prima di noi e quando a volte dimentico tutto ciò che ti ho raccontato loro me lo ricordano e se io stavo male comincio a stare meglio. Un’altra cosa che mi insegnano i bambini è a riconoscere se una persona ti racconta favole ma non ti vuole stare vicino e a quel punto non c’è favola che tenga, non c’è favola a cui credere. Antonio, gennaio 2008
Cercare mio fratello parte del testo "Cercare mio fratello" del 19/9/07 CERCARE MIO FRATELLO <<..A volte mi chiedo come sarebbero andate le cose se ci fossi stato anche tu qui con me. Caro fratello, ho sempre pensato che se una persona non è qui, presente, viva in carne ed ossa, allora questa persona non esiste. Mi sbagliavo. Hai lasciato un grande vuoto che insieme a mia sorella ho dovuto riempire. Essendo nato per primo gran parte del lavoro l’ho fatta io, o meglio, hanno investito su me per primo e anche perché sono maschio. La cosa assurda è che quando cerchi di riempire un vuoto da qualche parte devi attingere, e mentre riempi quel vuoto ti accorgi che sei tu che ti stai svuotando; è difficile fare in modo che quel vuoto non sia più vuoto è che anche tu ti arricchisca senza svuotarti. Se oltre a ciò, non vieni compreso allora la fatica è doppia e poco ricompensante. Se mi guardo dentro e fuori, oltre alle tante cose imparate e ad altre che ho fatto e di cui vado fiero, se devo essere sincero, devo dire che non è tutto rosa e fiori. C’è ancora una parte di me troppo “esibizionista” a cui voglio dire <<Stai attenta! Non mi piaci>>. Si, caro fratellino o fratellone, un’altra cosa che non mi piace è l’essere troppo severo con me stesso e trovare sempre qualcosa che non ho fatto per il meglio, anche quando magari non dipende del tutto da me. Perché ti chiamo fratellino e fratellone? Ma dai, ci puoi arrivare a capirlo. Perché te nei sei andato che eri piccino e perché sei nato prima di me e quindi ti immagino più piccolo e anche più grande di me. Ma tu che pensi? Che dici? Se fossi stato vivo saremmo andati insieme a conoscere le ragazze durante l’adolescenza, mi avresti dato dei consigli utili oppure non ci saremmo confidati. Avremmo fatto a pugni ogni tanto. Sai, a volte senza te è stata dura, quando papà è stato male ho dovuto imparare a trovare altri punti di riferimento e a fare da solo. Il bello di immaginarti è che posso immaginarti come voglio ma comunque sia mi sei mancato. In ogni modo mi saresti stato di aiuto. Se ti sto scrivendo significa che ci sei, la tua presenza si sente giorno per giorno in quello che sto diventando. Tu non l’hai conosciuta nonna, lei aveva il desiderio che il nipote maschio diventasse Dottore, magari lo saresti stato tu e io chissà cosa sarei stato. Per questa estate dovrei diventare Dottore, mi raccomando sei invitato, cerca di non mancare, se so che ci sei avrò un po’ meno paura e magari prenditi cura di mamma, papà e nostra sorella. Mi servirà la tua mano, quando discuterò la nostra tesi poggiamela sulla spalla. E’ vero, ho iniziato dicendo che se una persona non sta qui in carne ed ossa non è detto che non sia vero che non ci sia, hai ragione, quindi so che ci sarai quel giorno e anche domani. Dovrò avere la fiducia di cercarti nelle persone che conosco e che mi stanno accanto. Proprio così, cercare mio fratello>>.
|
||||||
|
|